I Maestri della Neg-Entropia: Guardiola, Conte, Tuchel e il Gioco di Posizione.
“Non è possibile realizzare una trasformazione il cui unico risultato sia la conversione integrale di calore assorbito in lavoro.”(Enunciato di Kelvin)

L’enunciato di Kelvin si collega perfettamente all’osservazione di una gara di calcio.

Come ci ricordano gli autori del libro Tutti i numeri del Calcio” il goal rappresenta un momento raro all’interno di evento sportivo. Tutto il lavoro fatto da una squadra in fase di possesso palla porta al goal solo di rado.
Il goal è frutto di grande fatica, di immenso sforzo e di un (quasi) incalcolabile dispendio di energie.

Sarà forse per le ragioni sopraelencate, che spesso il calcio viene interpretato come un sistema fondamentalmente caotico, alimentato incessantemente da Coincidenza e Casualità, due fattori chiave nelle dinamiche che regolano l’evento.
In più di una circostanza mi sono allineato a questa idea, a questa convinzione, ipotizzando il Caos come inizio e fine di tutte le cose, vivendo nell’emozione e nel fascino che tale astrazione può provocare.

Quest’estate, progettando qualche esercitazione per il ritiro estivo, mi sono ritrovato a scarabocchiare su un foglio di carta idee su come costruire il gioco da dietro, quali aggiustamenti, quali possibili soluzioni e, dopo qualche minuto, l’unico risultato che avevo ottenuto era quello di un agglomerato disordinato di spunti, una somma disordinata di frecce, croci e puntini: il caos più totale.

 

 

Affascinato da questo non-risultato, postai la foto su twitter commentandola con la frase “laddove c’è il caos, inizia la rivoluzione”.

Qualche minuto dopo, Roberto Olabe, al tempo Football Director in Aspire e per la QFA, attuale Direttore Sportivo della Real Sociedad, passò a fianco della mia scrivania e mi disse:

“Vivere nel caos è difficile, è roba per pochissimi. Il caos è spesso una scusa che ci diamo quando non vogliamo fare e non vogliamo vedere. Per dominare il caos serve un talento assoluto, il colpo di genio.” 

Roberto Olabe

                                            

Una frase su cui ho riflettuto molto e che mi ha aperto a prospettive diverse.

La filosofia del caos applicata al gioco del calcio è e rimane valida, poiché ignorare la sua esistenza, vorrebbe dire falsare il gioco, pensandolo diversamente dalla sua vera natura, ma, per quanto incontrollabile, è necessario approcciare il gioco con una duplice consapevolezza: da un lato l’impossibilità del totale controllo, ma dall’altro la voglia e il desiderio di dominarlo, anche per pochi istanti. Il calcio è – di fondo – un gioco entropico, così come l’universo.
E il goal? Il goal è come la vita per l’universo, un evento sporadico, un fuggevole momento d’ordine che sottende al flusso caotico.
Il goal è Neg-Entropia. 

                                                               UNIVERSO : VITA = PARTITA : GOAL

Per convincerci di questa relazione diretta, non dobbiamo far altro che osservare la natura. I grandi cambiamenti sono sempre catastrofici. La Neghentropia (Neg-Entropia) lavora pazientemente, silenziosamente e a piccoli passi. Tuttavia è la forza che sottintende l’evoluzione, l’auto-organizzazione, e la sempre più grande complessità dell’universo.
Per capire a fondo la Neghentropia non possiamo certo fare a meno di capire che cosa sia l’Entropia. In meccanica statistica l’Entropia (dal greco antico ἐν en, “dentro”, e τροπή tropé, “trasformazione”) è una grandezza (più in particolare una coordinata generalizzata) che viene interpretata come una misura del disordine presente in un sistema fisico qualsiasi, incluso, come caso limite, l’Universo. All’interno dell’Universo, come abbiamo detto, si sviluppa una forza silenziosa e auto-organizzatrice, che ritroviamo nelle grandi leggi che regolano l’Universo ma che, al contempo, trova uno specchio di se stessa in molte altre realtà, tra cui quella politica, sociale e, non per ultima, quella sportiva.


Amadeo Bordiga, senza mai citare esplicitamente il principio entropico, basa le sue osservazioni “spaziali” su di un punto centrale, che è anche quello su cui si basa Marx per la critica dell’economia politica (ed Engels per gli studi sulla dialettica della natura): il formarsi, all’interno della natura fisica, di un processo biologico (l’uomo) e in seguito sociale (la sua organizzazione produttiva e riproduttiva) è ciò che porta dall’anarchia evolutiva dei fenomeni incontrollabili al progetto di fenomeni voluti. In sostanza è ciò che Marx ed Engels chiamavano passaggio dal regno della necessità a quello della libertà, e che Bordiga chiama rovesciamento della prassi.

Se il regno della necessità è il regno dell’entropia, quello della libertà è il regno dell’informazione che la nega, cioè della Neg-Entropia o entropia negativa.

Tuttavia, se in astronomia gli scienziati sono in grado di fare calcoli esatti in avanti e indietro nel tempo con una certezza di centinaia di milioni di anni, in altri campi ciò non è possibile ed essi sono stati quindi costretti ad introdurre nuovi elementi di conoscenza. Il calore – ad esempio – fluisce da un corpo caldo a uno freddo e mai l’inverso; oppure vediamo che le molecole di una goccia di colore si disperdono in un liquido e mai che rifluiscono nella goccia originaria, l’acqua non scorre spontaneamente verso l’alto, le uova rotte non ritornano intere e le molecole di profumo uscite da una boccetta e diffuse nell’aria non ritornano di nuovo spontaneamente nella boccetta; oppure, più banalmente, vediamo che nello spazio in cui viviamo gli oggetti tendono ad andare in disordine e mai in ordine. L’aumento dell’entropia è quindi la direzione del tempo; il disordine termodinamico degli eventi osservati aumenta al passare del tempo.
Se quanto finora sostenuto fosse vero, dovremmo forse pensare ad un calcio con sempre meno goal?

Nel mondo fisico la “freccia del tempo” sembra puntare verso un inevitabile aumento dell’entropia, in quanto gli atomi e le molecole di cui è costituito il mondo tendono verso la loro configurazione più probabile, e il disordine aumenta. La vita, al contrario, dalla sua prima apparizione fino allo sviluppo e all’evoluzione delle società umane complesse, rappresenta una chiara manifestazione della diminuzione di entropia.
Partendo dal disordine iniziale tende verso un ordine sempre maggiore. La seconda legge della termodinamica sembra implicare un decadimento finale dell’universo, mentre la vita è un movimento nella direzione opposta.

Talvolta la vita viene considerata semplicemente una manifestazione locale di diminuzione dell’entropia (aumento di Neg-Entropia), senza implicazioni per l’intero universo, cioè soltanto come una via più tortuosa verso una fine – comunque – inevitabile. Tuttavia alcuni scienziati contestano questa ipotesi. Prigogine, che ha vinto il premio Nobel per la chimica nel 1977, ha sviluppato modelli matematici di quelle che lui chiama strutture dissipative, cioè sistemi in cui l’entropia decresce spontaneamente. Tali sistemi sono stati osservati in certe reazioni chimiche e trasformazioni fisiche, così come nel fenomeno della vita. Il termine dissipativo si riferisce alla loro capacità di dissipare entropia nell’ambiente circostante, aumentando perciò il loro ordine interno. Le idee matematiche di Prigogine, e le conseguenze riguardanti l’interazione creativa fra energia e materia, hanno attirato l’attenzione dei sociologi e degli economisti, così come dei fisici e dei biologi.

Cosa c’entra tutto questo con il mondo del calcio?

Cosa c’entra tutto questo con Guardiola, con Conte e con Tuchel?

In un sistema caotico come il gioco del calcio, dovremmo aspettarci sempre risultati impossibili e vittorie che sanno di imprese, ma in realtà possiamo indicare con buona probabilità chi sarà il vincitore di un campionato, fin dall’inizio della stagione.
Pep Guardiola, intervistato da Martì Perarnau, aveva preannunciato che il Chelsea di Conte sarebbe stato uno dei candidati al titolo perché “anche Conte gioca un calcio posizionale. E’ diverso dal mio gioco di posizione, ma è comunque molto ben fatto.” e poi aggiunge “Football is always changing and we have to adapt to that. Constant evolution. Look at Conte’s Italy. They used positional play. Imagine that! Italy playing positionally!”

ARTICOLO COMPLETO: http://www.dailymail.co.uk/sport/football/article-3863010/Pep-Guardiola-saw-Antonio-Conte-biggest-Premier-League-threat.html

Se il gioco cambia continuamente, un po’ come l’Universo che fluisce verso il suo naturale disordine cosmico, chi riesce a dare ordine e struttura avrà sicuramente maggiori probabilità di controllare gli eventi: i goal.
Goal da segnare, goal da evitare.
Come ci ricorda Martin Perarnau nella sua “the Tactical Room” non sono molti gli allenatori che utilizzano un vero gioco di posizione, forse non più di cinque, ma sicuramente uno di questi è Thomas Tuchel.

ARTICOLO COMPLETO: http://www.martiperarnau.com/tactica/thomas-tuchels-positional-play-at-bvb/

Non è certo un caso se Guardiola lo aveva proposto al Bayern come suo successore.
Le migliori squadre sono solitamente quelle che, dopo aver analizzato dieci minuti, puoi dire di aver visto tutto. Come insegnano i più grandi maestri moderni della video analisi, da Antonio Gagliardi (Nazionale Italiana e Responsabile Area Match Analysis FIGC) a Victor Manas (Analista del PSG, ex Siviglia), l’obiettivo dell’analisi video è quella di ritrovare all’interno della gara le costanti nella quattro fasi di gioco. Le costanti ricorrenti (o “”patterns” come li chiamano gli inglesi) sono momenti ad alta neghentropia o, come sarebbe più corretto dire, a bassa entropia, momenti in cui il disordine del gioco trova un ordine parziale.
Non è un caso se in un recente articolo di Flavio Fusi su UU, elencando le migliori squadre del 2016, siano state nominate squadre come il Cile di Sampaoli prima e di Pizzi poi, il Napoli di Sarri, il Siviglia di Emery e il Foggia di Roberto De Zerbi. Squadre che, come l’Italia e il Chelsea di Conte, il City di Guardiola e il Dortumund di Tuchel trasudano di un’identità chiara, con un gioco posizionale che trova sviluppi e soluzioni diverse nel corso della partita.

ARTICOLO COMPLETO: Le Migliori Squadre del 2016 – F. Fusi su Ultimo Uomo

Una combinazione perfetta di principi tattici e fisica quantistica.
Lo scaglionamento offensivo che prende vita grazie all’ entanglement quantistico.

ARTICOLO COMPLETO: Attaccare in inferiorità – F.Farioli su Ultimo Uomo

Un groviglio, intreccio di due o più particelle che, dopo aver interagito, rimangono in qualche modo correlate, tanto che, al sollecitarne una, anche l’altra istantaneamente subisce una sollecitazione analoga, pensiamo ai movimenti delle catene laterali, alla rotazione dei tre centrocampisti, alle combinazioni a due o tre punte.
Momenti di alta Neg-Entropia in un sistema altamente entropico, come quello calcistico.

FRANCESCO FARIOLI
Goalkeeper Coach
Qatar National Team
Aspire Academy

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